Tag Archives: invisibili artefici

Invisibili Artefici: City of Gods (Cidade de Deus)

15 Feb

19 febbraio 2009 alle ore 21,00

CineClub D’Azeglio
Via Massimo D’Azeglio
Parma

INGRESSO GRATUITO

Il quarto e ultimo appuntamento della rassegna è con City of Gods (titolo originale in portoghese Cidade de Deus), un film del 2002 diretto da Fernando Meirelles

Il film si candidò nel 2004 per 4 premi Oscar senza vincerne nessuno:
Miglior regista – Fernando Meirelles
Miglior sceneggiatura non originale – Bráulio Mantovani
Miglior fotografia – César Charlone
Miglior montaggio – Daniel Rezende

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Trama

Tratta dal romanzo del brasiliano Paulo Lins la storia è ambientata in una favela brasiliana: Città di Dio, un progetto di urbanizzazione realizzato negli anni ’60 che, agli inizi degli anni ’80 diventa uno dei posti più malfamati di Rio de Janeiro. La favela di Cidade de Deus diventa il palcoscenico delle storie parallele di Buscapé e Dadinho. Entrambi tredicenni, sono però mossi da ambizioni diversissime: il primo vorrebbe diventare fotografo, il secondo il più temuto criminale della città. Se Buscapé trova molti ostacoli nella realizzazione dei propri sogni, Dadinho diventa rapidamente padrone del quartiere e del narcotraffico con lo pseudonimo di Zè Pequeno. La morte del suo braccio destro Bené e la violenza perpetrata ai danni della fidanzata del mite Galinha innescheranno una guerra tra bande dall’esito tragico.

Recensioni

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Invisibili Artefici: VAI E VIVRAI

31 Gen

5 febbraio 2009 alle ore 21,00

CineClub D’Azeglio
Via Massimo D’Azeglio
Parma

INGRESSO GRATUITO

Il secondo appuntamento della rassegna è con
Vai e vivrai
(Va, vis ed deviens), film del 2005 diretto da Radu Mihaileanu, regista di Train de vie

Miglior film internazionale, Festival Cinematografico di Vancouver 2005
Migliore sceneggiatura, Festival Cinematografico di Copenaghen 2005
Festival di Berlino, Premio del Pubblico

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Due parole sul film…

Fingersi ebrei in Israele e avere la pelle nera, nerissima, la pelle di chi viene da un paese lontano come l’Etiopia. Fingersi ebrei per salvarsi, per fuggire dai campi profughi del Sudan dove si muore come mosche e un domani non si intravede neppure. Shlomo è solo un bambino, un cristiano etiope che, lungo la strada sino al Sudan, ha perso già tutti i familiari tranne la madre: è lei che lo lascia, mano nella mano, a un’altra donna, un’altra madre, falasha, che ha appena perso suo figlio e ha un posto sul pullman che porta ad Israele. Così Shlomo parte con una piccola frotta di ebrei etiopi, trasportati segretissimamente dal Mossad nella Terra Promessa. Era l’anno 1984 e l’Operazione Mosé: ne partirono ottomila, ne arrivarono la metà. Ci voleva Radu Mihaileanu, pluripremiato regista di Train de vie ma, prima ancora, lui stesso profugo, nascosto dietro false identità e false appartenenze («In Romania mio padre per sopravvivere ai nazisti e poi agli staliniani durante la guerra ha dovuto cambiare nome; io sino a quattro anni non ho neppure saputo di essere ebreo, poi ho mantenuto la sua identità, dalla Romania sono arrivato in Francia da solo, a ventidue anni e ancora adesso sono considerato uno straniero»), ci voleva un ebreo sradicato come lui a raccontare la storia dei falasha, una tra le tante perdute nell’oblio collettivo, in questo Vai e vivrai in arrivo nei nostri cinema ma il cui titolo originale, Va, vis et deviens (Vai, vivi e diventa) diceva già tutto, in tre capitoli il senso di ogni tappa della storia.
Ed è come se questo film cominciasse laddove Train de vie finiva: in un campo profughi. Ma, stavolta, è per ripartire verso una salvezza forse possibile, certamente lacerante. Incerta persino, anche dopo essere arrivati nella terra del latte e del miele, anche allora la pace cercata non c’è e accanto a chi porge le mani, ci sono tutti gli altri. Perché anche Israele è come tutto il mondo. Come dice il regista, «Tra gli israeliani ci sono persone che hanno accolto gli etiopi a braccia aperte ma ci sono anche persone che li hanno respinti e continuano a farlo. Non si può accusare un intero Stato di razzismo ma una parte dei suoi abitanti senz’altro. Perché qui è come dappertutto, anche se spesso si pensa ad Israele come uno Stato eccezionale e compatto, magari di destra. Ma la cosa è più complessa e io, nel film, ho voluto proprio mostrare che, accanto ai razzisti e ai fondamentalisti, ci sono gli uomini tolleranti e democratici, magari di sinistra come la famiglia adottiva di Shlomo». Nel dubbio il bambino Shlomo, non sapendo mai chi si troverà un attimo dopo davanti, finge e studia. Di notte, l’ebraico e la Torah. Studia per integrarsi e, insieme, per nascondersi. E, alla fine ce la fa. Persino, nell’ultimo fotogramma di questa odissea raccontata con troppe ridondanze, melodrammaticamente sfilacciata, ce la fa a ritrovare la vecchia madre, quella che l’ha abbandonato per salvarlo.

Fonte: Reflections.it (Silvia de Paola)

Invisibili Artefici: PA-RA-DA

26 Gen

29 gennaio 2009 alle ore 21,00

CineClub D’Azeglio
Via Massimo D’Azeglio
Parma

INGRESSO GRATUITO

Vincitore del premio AIF ForFilmFest alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia 2008, PA-RA-DA è il primo appuntamento  della rassegna gratuitaInvisibili Artefici

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Trama

PA-RA-DA è la storia dell’amicizia tra una banda di ragazzini tra i tre e i sedici anni e il giovane clown franco algerino Miloud, poco più che ventenne. I bambini vivono da straccioni, come randagi, dormono nel sottosuolo di Bucarest, nelle grandi condotte dove passano i tubi per il riscaldamento e sopravvivono con furtarelli, accattonaggio e prostituzione. Sono bambini fuggiti dagli orfanotrofi o dalla povertà di famiglie indifferenti o disperate, bambini che vivono ammassati nel sottosuolo, nella rete dei canali, su cartoni e materassi putridi, in ambienti sporchi e soffocanti.
Miloud coltiva il folle sogno di entrare in contatto con questi ragazzi diffidenti e induriti dalla loro drammatica esperienza di scontri, violenze, lutti, pedofilia e droga. Usa il suo carisma e la sua testardaggine per penetrare il muro di sospetto con cui si difendono e per tirarli fuori dalla loro condizione e portarli a una vita dignitosa. Insegnando le attività circensi e clownesche e riportandoli alla luce del sole, dà loro la speranza in un’esistenza futura.
Dopo molte disavventure e vere e proprie tragedie, osteggiato da funzionari corrotti, Miloud riuscirà a creare una vera e propria compagnia circense con questi ragazzi di strada e riuscirà a portare in scena lo spettacolo nella piazza principale di Bucarest, dimostrando che era possibile ridare dignità umana ad esseri che tutti consideravano animali.

PA-RA-DA è stato girato per nove settimane a Bucarest, nel freddo inverno continentale, e per una settimana a Parigi.

PARADA è anche il nome dell’affermato gruppo circense fondato da Miloud che ancora oggi porta in giro per l’Europa i propri spettacoli con il loro messaggio di amicizia multietnica, solidarietà e speranza.

Recensione da Cinema4Stelle:

Opera prima di Marco Pontecorvo, apprezzato direttore della fotografia (“L’ultima legione” e “Eros”, tra i suoi molti film) e figlio d’arte del celebre Gillo (“La battaglia di Algeri”, “Kapò”…), “Pa – ra – da”, presentato nella sezione Orizzonti dell’appena conclusasi Mostra del cinema di Venezia, è una pellicola che riprende la straordinaria esperienza di Miloud Oukili, un clown di strada di origine franco-algerina che, arrivato in Romania nel 1992, tre anni dopo la fine della dittatura di Ceausescu, si trovò di fronte ad una situazione davvero spiacevole: quella dei bambini dei tombini (detti “boskettari”) che, abbandonati da tutto e da tutti, si riunirono in condizioni estremamente disagiate nella rete dei canali. Duramente colpito dal loro modus vivendi, paragonabile a quello degli animali, Miloud, pur osteggiato dalla   polizia rumena e finanche da alcuni assistenti sociali, fece di tutto per aiutarli, insegnando loro l’arte circense e successivamente allestendo veri e propri spettacoli che ancora oggi porta in giro per l’Europa. Un tema dunque piuttosto serio e delicato per un debutto dietro alla macchina da presa (anche se va ricordato il precedente cortometraggio “Ore 2: calma piatta”), svolto però con grande arguzia e sensibilità, attraverso un uso quasi costante della camera a mano (che dà un taglio decisamente documentarista alla vicenda) e delle luci naturali. È chiara la lezione neorealista che sta alla base del film, con tanto di attori non professionisti scelti per impersonare i “boskettari” e con la tendenza preponderante alla restituzione della realtà in tutto e per tutto, senza scadere nel patetismo o nell’eccessivo. In questo modo Pontecorvo riesce veramente a presentare uno spaccato della gioventù rumena, un ritratto duro e drammatico scaturito da un’esperienza diretta (anche lui ha dormito nei canali, come Miloud) che si palesa in particolare nella messa in scena di alcuni aspetti significativi, come ad esempio la presenza continua dei cartoni di colla o vernice, utilizzati come droga dai ragazzini, che trovano nello stordimento l’unico alleviamento ad una vita difficile, nella quale furti, prostituzione e violenza sono gli unici veicoli per la sopravvivenza. Nonostante la durezza dell’argomento però, “Pa – ra – da”, non solo lascia fuori campo tutti i momenti di brutalità (mai rappresentati esplicitamente davanti agli occhi dello spettatore), ma riesce addirittura a strappare un qualche sorriso, dimostrando le notevoli capacità del regista, abile nell’emozionare e nel mantenere al contempo una misura non proprio comune. Un film dunque estremamente interessante, valido sia per il messaggio che contiene sia per il modo in cui questo viene presentato. Un esordio di alto livello che ci consegna un autore sul quale puntare fermamente.