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GEI (gender equity index) 2008

24 Mag

NEL MONDO

La parità ha molte dimensioni e non è facile da misurare. In molti casi infatti, gli indicatori sociali non discriminano tra uomini e donne. Per questo motivo il Social Watch ha sviluppato un indice di parità sessuale (GEI, Gender Equity Index), basato su dati disponibili e comparabili a livello internazionale e permette di classificare gli Stati in base ad una serie di indicatori, secondo tre dimensioni: istruzione, partecipazione all’attività economica e alla vita politica. Il punteggio massimo è 100 e indica che non ci sono differenze tra uomini e donne. Il GEI dimostra anche come reddito ed equità tra uomini e donne non vanno di pari passo. Paesi con un elevato reddito pro capite, come il Lussemburgo o la Svizzera, hanno lo stesso punteggio del Mozambico. D’altro canto Paesi poveri e con livelli di reddito simili come il Ruanda, lo Zambia o la Costa d’Avorio hanno tassi di parità di diritti diversi. Quindi un alto livello di reddito non è una garanzia di parità di diritti come un basso reddito non è una giustificazione per un gap elevato tra uomini e donne. Per raggiungere una situazione di pari diritti tra uomini e donne sono necessarie politiche adeguate, non soltanto un miglioramento dei livelli di reddito.

Oltre la metà delle donne nel mondo vive in paesi che non hanno compiuto progressi negli ultimi anni nel campo delle pari opportunità. Questa è la conclusione del Social Watch 2008 Gender Equity Index (GEI) che mostra le ultime evoluzioni e tendenze dei Paesi nel colmare il gap tra uomini e donne nel campo dell’istruzione, della partecipazione all’attività economica e alla vita politica. Il GEI 2008 illustra che i maggiori livelli di equità riscontrati nel campo dell’istruzione non sono paragonabili a quelli in campo economico o politico. L’emancipazione in campo politico è l’area in cui sono stati compiuti i progressi più significativi grazie all’attuazione di politiche attive questo però non si traduce in un’equità in campo economico che ancora mostra risultati eterogenei.  L’equità in materia di istruzione è relativamente più omogenea, ma la tendenza di molti paesi è quello di regredire. Le difficoltà nel raggiungere la parità tra i sessi non può essere giustificato dalla mancanza di risorse: la mappatura del GEI e quella di ciascuno dei suoi componenti mostrano che, indipendentemente dal livello di reddito, ciascun paese è in grado di ridurre le disparità di genere attraverso l’attuazione di politiche adeguate.

GEI_2008

E IN ITALIA?

Interessante è l’osservatorio pubblicato relativo ai 155 paesi analizzati tra cui compaiono anche quelli universalmente riconosciuti come evoluti e sviluppati. Le cifre del GEI 2008 nel mondo, paese per paese, è visibile cliccando qui

I tre paramentri assunti come indicatori sono sempre l’istruzione, la partecipazione all’attività economica e alla vita politica. Bisogna scorrere l’elenco per un po’ prima di incontrare l’Italia mentre balzano all’occhio le prime posizioni occupate dalle cugine nordiche Svezia, Finlandia, Norvegia e Germania.

Interessante è anche l’evoluzione del GEI nel quadriennio 2004-2008 (clicca qui). Ancora una volta l’Italia non brilla per essere la prima della classe.

PeaceReporter – Discriminazione omicida

17 Mag

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