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GUARDO: L’incubo di Darwin (Darwin’s nightmare) 2004

12 Ago

L’incubo di Darwin è un documentario prodotto nel 2004 e diretto da Hubert Sauper. E’ stato nominato agli Oscar 2006 nella sezione “Miglior Documentario”.

Negli anni’60 è stato perpretato un disastro ecologico in Tanzania. Il pesce Persico del Nilo è stato immesso (volontariamente?) nel lago Victoria, il secondo lago più grande del mondo, distruggendo irrimediabilmente la fauna ittica. Quell’atto scellerato contro l’ambiente ha generato anche risvolti positivi, sviluppando l’economia dei luoghi limitrofi e generando lavoro per esportare il pesce in Europa, in un paese in cui la povertà e la morte per indigenza sono all’ordine del giorno.
Un documentario viene realizzato per mostrare, e far raccontare in prima persona dai protagonisti la realtà delle cose. Ne L’incubo di Darwin, la realtà è il parallelismo fra il mondo umano e il mondo animale, soggiogati entrambi dalla stessa dura regola: la sopravvivenza.

“Solo il più forte sopravvive”, dichiara un tanzaniano, e si riferisce soprattutto alla necessità di portare a casa il necessario per sfamare la propria famiglia. Se un capo famiglia durante la pesca, è sbranato dai coccodrilli o muore per l’Aids, diffuso in gran parte della popolazione, l’unica soluzione per sottrarsi a una fine certa, è che le donne si prostituiscano con i pescatori e i piloti provenienti dal vecchio continente.
L’incubo di Darwin è un documentario duro, estremo, correlato alle leggi della natura e dell’evoluzione, dove il sole allo Zenith è sempre più buio.

Fonte: MYMOVIES

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ANTEPRIMA “3 Sguardi Africani”

7 Ago

Le opere dell’artista africano George Lilanga saranno esposte a Parma, insieme a 39 fotografie di Simone Casetta, nell’ambito della mostra “3 sguardi africani”, a cura di Marina Mojana, in programma a Palazzo Giordani, in Viale Martiri della Libertà 15 (come arrivare), antica residenza liberty ora sede degli uffici della Provincia di Parma, dal 18 settembre al 9 ottobre; l’evento di inaugurazione, aperto a tutti, si terrà lunedì 22 settembre, alle ore 16,30.

3 Sguardi Africani è una mostra d’arte contemporanea, ma è anche un gesto di solidarietà, uno sguardo dall’Africa e sull’Africa, dunque d’intesa, che tutti possono scambiarsi per costruire un mondo migliore.

Gli sguardi africani sono reciproci: c’è chi osserva e chi viene guardato; una complicità dello sguardo in cui è coinvolto, Simone Casetta, invitato a raccontare la sua Africa, soprattutto quella dove l’Associazione Muoversi (non Commuoversi) ha sostenuto in modo attivo progetti di cooperazione internazionale.

I suoi sguardi si intrecciano con quelli di Georges Lilanga artista africano contemporaneo. Lilanga è un artista di successo internazionale, presente con le sue opere anche alla Biennale di Venezia, scelto per la forza della sua inconfondibile cifra stilistica con cui sa trasmettere l’amore per la sua terra. E’ stato selezionato, perché nato in Tanzania dove anche il CEFA è una realtà conosciuta e amata per l’impegno di promozione sociale.

In questa tappa parmigiana Simone Casetta e George Lilanga si guardano e le loro opere guardano noi.

SIMONE CASETTA – Le fotografie a colori scattate da Simone Casetta in Tanzania ci dicono di donne e di uomini al lavoro. Da anni impegnato a raccontare la gente che vive le contraddizioni dei Paesi più poveri del mondo, Casetta documenta la realtà di Njombe, capoluogo dell’omonima regione della Tanzania, collocata in gran parte sui monti del Kipengere, a 2.000 metri sul livello del mare. Qui Muoversi (non Commuoversi) ed i volontari CEFA hanno attivato un allevamento di vacche e un caseificio: insegnano a mungere il latte, a pastorizzarlo e a lavorarlo. Severità di mani nere, che si muovono con ritmo ed eleganza nell’impasto bianco; allegria di sorrisi candidi al sapore di latte, pascoli e stalle, biciclette e mercati. Nella regione africana colpita dalla Aids e dalla diffusione scriteriata del latte in polvere, promossa da alcune multinazionali nonostante i divieti dell’Organizzazione Mondale della Sanità, Casetta coglie la speranza di auto-sviluppo portata dal CEFA.

GEORGE LILANGA – Anche le sei sculture di George Lilanga (1934-2005), provenienti dall’Archivio Cavellini di Brescia, sono colorate e vivaci, espressione di contesti rurali e di un grande senso dell’umorismo. Intagliate nel legno e poi dipinte con tinte decise e luminose, tramandano i valori morali della vita collettiva e quelli culturali dell’arte makonde, nata negli altopiani del Mozambico. Lilanga imparò la scultura dallo zio Agostino Malaba e nel 1971 lo seguì a Dar es Salaam. Qui fu tra i più giovani frequentatori del centro d’arte Nyumba ya Sanaa e scoprì la pittura dei Tingatinga. A partire dagli anni Ottanta e fino alla morte ha esposto le sue opere nei musei di tutto il mondo, dal Pompidou di Parigi al Guggenheim di Bilbao, da Tokyo a Shanghai, da Ginevra a Washington.

Nel suo lavoro artistico traduce in immagini contemporanee le antiche “Ujamaa”, sculture che simboleggiano la coesione e la solidarietà umana. Le sue forme tridimensionali rivisitano un mondo immaginario e mitico, popolato da spiriti buoni e cattivi detti “shetani”, che rappresentano le qualità e i difetti umani, ma anche le feste del villaggio, i conflitti sociali, i benefici della terra o le catastrofi della natura.

L’arte è ciò che permise a Lilanga di trasformare gioie, speranze, sofferenze e angosce in un gesto creativo e fecondo per tutto il suo popolo. Come le fotografie per Simone Casetta e il lavoro per i pastori di Njombe. Il talento è dato a uno per la vita di molti.

La mostra si colloca all’interno della ormai consolidata rassegna “Arte a Palazzo Giordani” e la sua realizzazione è stata possibile grazie al patrocinio della Provincia di Parma e alla collaborazione dell’Assessorato alle Relazioni Internazionali e Cooperazione Decentrata.

Per informazioni, visite guidate e gruppi: muoversi.pr@gmail.com oppure 334.74.83.097